Arresti esemplari e perditempo democratici. A Padova va in scena l’inquisizione

arrestoSpacciatore arrestato in piazza, poliziotti insultati dai passanti. Questo è il titolo d'apertura di un breve articolo che il Gazzettino di Padova ospita nella terza pagina dell'edizione cartacea (qui la sintesi online). L'autrice dedica tre mezze colonne alla descrizione “degli attimi di concitazione ieri [ndr 20 Agosto 2014] intorno alle 16 in via Oberdan nel cuore di Padova per l'arresto di uno spacciatore magrhrebino.” L'articolo racconta di un battibecco animato da un passante che avrebbe chiesto spiegazioni su quanto accadeva alle due persone –descritte come poliziotti in borghese–  responsabili di aver inseguito ed atterrato uno spacciatore magrhrebino.
La ricostruzione fatta dalla giornalista si conclude poi con la dichiarazione dell'assessore alla sicurezza Maurizio Saia, il quale si scaglia contro l'eccesso di zelo di alcuni passanti “perditempo democratici” che –a detta sua– cercano di intervenire contro chi si impegna a mantenere l'ordine in città.

Questo articolo, nella sua sconcertante banalità, riporta una storia emblematica che aiuta a far luce sul clima di intimidazione poliziesca che è penetrato con grande virulenza e rapidità fra le strade di Padova. Ma non è nostra intenzione soffermarci sul ruolo che la stampa locale sta svolgendo in questi mesi quale strumento di supporto alla stretta securitaria in salsa bitonciana. Preferiamo, invece, porre in luce alcuni elementi a partire dalla testimonianza prodotta da un testimone che, suo malgrado, è stato osservatore dei fatti descritti dall’articolo.

La testimonianza ci parla con chiarezza del breve inseguimento di un giovane ragazzo da parte di un individuo. Inseguimento poi conclusosi a pochi passi dal Caffè Perdrocchi con l'atterramento del giovane che durante il placcaggio, in sua difesa, si limitava a dire: “lasciatemi o chiamo la polizia.” Un testimone, difronte a questo accadimento, si è immediatamente fermato, ritenendolo una possibile odiosa aggressione a sfondo razziale. E non sarebbe certo stata la prima volta per la città di Padova. Dopo pochi istanti dall'atterramento, è giunto sul posto un agente della polizia municipale il quale, con uno sguardo attonito e incredulo –e senza proferire parola– ruotava intorno ai due uomini che immobilizzavano a terra il ragazzo senza qualificarsi come agenti di polizia. Intanto, una ventina di persone si erano oramai raggruppate intorno alla scena, e la gran parte di loro manifestavano incredulità e preoccupazione per l'accaduto. Considerata la situazione, un testimone ha deciso di sollecitare l'agente di polizia in divisa, chiedendogli spiegazioni. La risposta si è manifestata attraverso una stretta di spalle, come a dire: “e che ne so io.”  A quel punto, il testimone ha suggerito all'agente della polizia municipale di fare maggiore chiarezza su quanto accedeva, chiedendo che i due uomini che trattenevano il ragazzo si qualificassero.
Questa semplice richiesta, avanzata da quello che Saia definisce un “perditempo democratico”, è stata sufficiente per scatenare l'ira di uno dei due placcatori che, con estrema arroganza e con un atteggiamento particolarmente minaccioso, si è accostato all’osservatore sbraitandogli sotto il viso: “tu chi cazzo sei”; “te ne devi andare”, e così via. La richiesta di chiarimento, legittima e rivolta con correttezza ad un agente in servizio, è stata motivata dal fatto che potesse trattarsi di una operazione di “giustizia fai da te”, alimentata dal clima di odio razziale che alcuni esponenti politici cittadini stanno creando con maniacale perseveranza.

Ad ogni modo, episodi simili, ne siamo certi, se ne vedono fin troppi nelle nostre città. Solo qualche giorno fa, durante il mercato cittadino di Prato della Valle, un mendicante invalido è stato arrestato poiché colpevole di chiedere l'elemosina per potersi acquistare dei farmaci.

Riteniamo che la crescente recrudescenza e arroganza manifestata dalla polizia nella città di Padova metta in serio pericolo libertà e percorsi di partecipazione democratica. Siamo di fronte, infatti, ad una città che lentamente muore e si spopola. Una città incapace di dialogare con la complessità e le differenze che la compongono e la arricchiscono. Una città violenta verso i migranti che vengono relegati ai margini, esclusi, discriminati e pestati in pubblico. Una città tristemente orgogliosa del fatto che alcuni personaggi, siano essi poliziotti o meno, possano fare sfoggio delle loro “virtù” punitive nel salotto buono della città. Padova è sempre più la città dell'odio e della violenza, dove gli organi di polizia si sentono legittimati ad operare con crescente arroganza e brutalità. Lo dimostrano le recenti esibizioni muscolari della polizia, in divisa ed in borghese, sia in Prato della Valle, che in via Oberdan. Ma lo sappiamo, una città non può vivere dei muscoli della polizia. Una città viva, accogliente e sicura si alimenta di socialità e dialogo fra persone differenti.

Noi non restiamo spettatori di questo macabro spettacolo. Non accettiamo che Padova venga lasciata nelle mani di pericolosi e arroganti paladini dell'insicurezza. Noi saremo presenti in città, monitorando e documentando condotte e azioni di coloro che ritengono di poter usare impunemente forza, abusi e violenza come strategia di governo. Una strategia già ben delineata dalla precedente amministrazione comunale, e che ha trovato nuova linfa nei proclami securitari dall’attuale compagine leghista che guida solo da pochi mesi la città di Padova.

#padovatrema #ancheno
BiosLab

 

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