I confini mobili dell’Europa e le resistenze costituenti dei migranti

1“Esattamente come la distruzione delle macchine industriali non poteva condurre alla distruzione della soppressione del dominio capitalistico, così la distruzione o il tentativo di sfuggire alle macchine securitarie per rifugiarsi in un’illusoria “esteriorità” non permette di sfuggire al regno astratto della sicurezza. È dunque sul terreno delle lotte politiche contro l’oppressione securitaria – il controllo attuato sulla base delle sembianze fisiche, la sorveglianza al lavoro, ecc. – e attraverso la presa in considerazione della sua iscrizione nei rapporti di classe, genere e razza che potrà svilupparsi una resistenza globale contro la sicurezza”.

(Paul Guillibert, Memphis Krickeberg)

tratto da http://www.euronomade.info/?p=8731 di Omid Firouzi Tabar Seppur poco affezionato al contributo dato dalle statistiche ufficiali e radicalmente orientato ad approcci di tipo qualitativo mi sembra doveroso partire da un elemento quantitativo che emerge dall’ultimo rapporto di Frontex sui flussi migratori che interessano l’Europa(1). Pur presentandosi come un dato consistente non è quello degli sbarchi sulle coste italiane durante il 2016 (181.436) a colpire principalmente l’attenzione. Il primo elemento che spicca maggiormente e si presenta più funzionale per avere uno sguardo più adeguato e approfondito sulla situazione attuale riguarda la nuova inversione di tendenza del numero di approdi in Grecia, diminuiti addirittura del 79% grazie agli accordi con la Turchia, il forte calo degli arrivi attraverso la rotta Balcanica grazie al durissimo inasprimento e alla chiusura delle frontiere a fronte di un tendenziale consolidamento del numero di sbarchi avvenuti attraverso il mediterraneo. Continue reading

Cinque anni e quattro mesi per un pugno di Euro!?

scioperosocialeIeri nel tardo pomeriggio si è concluso il processo in primo grado scaturito dai tafferugli di piazza del 14 novembre 2014, il giorno dello "Sciopero Sociale" indetto contro lo scempio del Job’s Act che ha di fatto cancellato i diritti dei lavoratori e non ha assolutamente provveduto a risolvere il problema della disoccupazione. A tempo di record, attivisti di C.S.O. Pedro e BiosLab subiscono quattro condanne a complessivi cinque anni e quattro mesi. Una sentenza inaccettabile, frettolosa, vessatoria e - come al solito- sproporzionata, che ha il sapore dell'intimidazione di inizio stagione politica. Ma ripercorriamo la vicenda dall'inizio. 14 novembre 2014, "Sciopero Sociale". Precari e studenti in sciopero auto-organizzato attraversano la città reclamando welfare e reddito, ma soprattutto denunciando la presa in giro degli 80€ di Renzi, elargiti per ottenere consenso tra i dipendenti pubblici, quando un’intera generazione vive di lavoro autonomo, occasionale pagato coi voucher, contratti di stage, tirocini o assegni di ricerca che di certo non potevano godere della “magnanimità” del governo. Per rappresentare simbolicamente questa ennesima presa in giro e contraddizione, i manifestanti, armati di fac-simile di soldi di carta, volevano lasciarli sull’entrata della sede del Partito Democratico di via Beato Pellegrino. Ma il PD non si contesta, recapitare un volantino-banconota diventa un assalto alla sede, quando il corteo decide in autonomia di svoltare in via Beato Pellegrino la strada è sbarrata. Continue reading

#15M – Nuit Debout

deboutDalle piazze francesi in rivolta, un forte vento sta soffiando verso tutti i paesi europei. Un vento democratico che rifiuta il lavoro malpagato e “flessibile”, la disoccupazione, le politiche di austerità, i continui tagli a welfare e servizi, ma soprattutto che sta ridando coraggio ai tanti e tante che non possono o non vogliono più abbassare la testa, che non si rassegnano. Anche a Padova pensiamo sia il momento di prendere parola, di alzare la testa insieme ad altre centinaia di città che in tutto il mondo si stanno organizzando per fare del 15 Maggio un giorno diverso dagli altri, in cui il sogno di costruire un futuro diverso sia possibile. Ritrovarsi, domenica 15 maggio alle ore 17, sul Liston, nel cuore della città, significa rifiutare le politiche di Austerity europee, il Jobs Act e l'arroganza del governo Renzi. Ritrovarsi poi davanti ai cancelli della Prandina, significa rifiutare la guerra, i confini e il razzismo. Significa anche comunicare al sindaco Bitonci che un'altra Padova, antirazzista e democratica, si sta organizzando per costruire un futuro lontano da lui e dalle sue politiche violente e xenofobe. Contro la precarietà e l'austerity, contro guerra, confini e razzismo, scendiamo in piazza per i diritti di tutti e tutte. #15M #GlobalDebout Continue reading

La lotta per la casa non è un reato. Diritto all’abitare per tutti e tutte.

polizia.sfratti18.02.16 - Questa mattina a undici attivist* del Comitato di Lotta per la Casa di Padova sono state notificate, con annessa perquisizione all'alba, pesanti misure cautelari, tra cui si contano arresti domiciliari restrittivi, divieti di dimora e obbligo di firma tre volte a settimana con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'occupazione di immobili. In una città e in un paese caratterizzati da una situazione di precarietà e povertà sempre più dilagante, chi si batte per un diritto che dovrebbe essere fondamentale, quale quello alla casa e a condurre una vita dignitosa e libera da ricatti, è nuovamente trattato come un problema di ordine pubblico, da reprimere e neutralizzare in nome di una presunta pacificazione cittadina. A fronte di centinaia di case vuote e di un'emergenza abitativa sempre più urgente, aggravata dai flussi migratori e dalla crisi economica, il Comune e la Prefettura di Padova rispondono con politiche cittadine securitarie e repressive che colpiscono chi pratica legittimamente l’occupazione di immobili abbandonati e sfitti per riappropriarsi del diritto universale ad abitare. Come Laboratorio Bios saremo sempre complici e solidali con chi lotta per una vita dignitosa, libera dalla gabbia della precarietà e della povertà.

I ladri dell’acqua

di Sebastiano Canetta e Ernesto Milanesi. Sgorga dal rubinetto delle case di Gaza il memorandum più imbarazzante per i democratici business oriented. E ritorna, due anni dopo, l’accordo di Acea con i ladri dell’acqua nei territori occupati che non rispettano le leggi né i diritti umani. Dal 2013 il patto commerciale con la multiutility israeliana Mekorot è di pubblico dominio grazie alle denunce dei comitati e al veto dell’Olanda che ha bloccato la ricettazione delle risorse palestinesi. Due indizi a disposizione dei commissario di Roma Francesco Paolo Trinca come del premier Renzi. Il terzo che manca lo fornisce l’azienda; e restituisce i numeri di un vero e proprio assedio per sete. Un contratto benedetto dall’ex ministro dello sviluppo economico del governo Letta Flavio Zanonato e dal ministro del’Acqua dello Stato ebraico Silvan Shalom del partito Likud vigente con l’esecutivo Renzi e a disposizione anche di Francesco Paolo Tronca nuovo garante della legalità in Campidoglio. Eppure la sete di Gaza è certificata in Russia come (dal 2009) in Italia. E dal 6 luglio 2015 perfino a Tel Aviv. Qui, in punta di diritto, l’assocazione Gisha ha impugnato la «Freedom of information application» nei confronti della multiutility israeliana chiedendo il conto delle forniture di acqua alla striscia di Gaza nell’ultimo lustro. Il 2 settembre i manager di Mekorot rispondono all’interrogazione allegando i numeri ufficiali del supply, che si rivela tutt’altro che commerciale. Nel 2008 l’acqua girata a 1,800.000 palestinesi ammontava a 5.148.601 metri cubi, nel 2010 è scesa a 4.930.270, nel 2012 a 4.080.716 mentre nel 2014 il contatore si è fermato a quota 3.898.832. Un vero e proprio assedio per sete che stride con le norme sui diritti umani e con gli accordi internazionali attualmente in vigore. Su tutti gli Interim agreements tra Israele e Autorità palestinese che fissano (articolo 40, Annex III) a un minimo di 5 milioni di metri cubi il fabbisogno dello Stato arabo. Per Mekorot è un problema di domanda dei palestinesi, non di capacità dell’azienda, mentre l’appello al Government activities in the territories israeliano di Gisha viene rigettato ma solo per difetto di competenza dell’ente che non ha giurisdizione in materia di acqua ed energia. In Italia l’unico partito che si è opposto all’accordo con i ladri dell’acqua è il Movimento 5 Stelle. Mentre i democratici di sinistra, soprattutto in versione Per Israele, non sembrano interessati a riaprire il caso. Oggi l’Unione europea ha preso una chiara posizione sulla tutela delle risorse sottratte da Israele nei territori occupati, la lettera sul tavolo di lady Pesc Federica Mogherini è firmata da 16 ministri degli esteri tra cui Paolo Gentiloni. A Bruxelles 73 europarlamentari hanno già chiesto di porre fine alla collaborazione con i complici dell’occupazione. Ma a Roma i democrats resistono. E passano al contrattacco. A partire da Ivo Rossi ex assessore delle giunta Zanonato, candidato sindaco del centrosinistra a Padova, (attualmente tra i collaboratori del senatore Pd Giorgio Santini) che il 12 novembre 2015 twitta: «Quel marchio che offende Israele. L’Italia può e deve intervenire per farlo cancellare» con il link al seguente articolo del giornalista del Corriere Pierluigi Battista. Leggi tutte le uscite: http://www.bioslab.org/category/offline/