I ladri dell’acqua

di Sebastiano Canetta e Ernesto Milanesi. Sgorga dal rubinetto delle case di Gaza il memorandum più imbarazzante per i democratici business oriented. E ritorna, due anni dopo, l’accordo di Acea con i ladri dell’acqua nei territori occupati che non rispettano le leggi né i diritti umani. Dal 2013 il patto commerciale con la multiutility israeliana Mekorot è di pubblico dominio grazie alle denunce dei comitati e al veto dell’Olanda che ha bloccato la ricettazione delle risorse palestinesi. Due indizi a disposizione dei commissario di Roma Francesco Paolo Trinca come del premier Renzi. Il terzo che manca lo fornisce l’azienda; e restituisce i numeri di un vero e proprio assedio per sete. Un contratto benedetto dall’ex ministro dello sviluppo economico del governo Letta Flavio Zanonato e dal ministro del’Acqua dello Stato ebraico Silvan Shalom del partito Likud vigente con l’esecutivo Renzi e a disposizione anche di Francesco Paolo Tronca nuovo garante della legalità in Campidoglio. Eppure la sete di Gaza è certificata in Russia come (dal 2009) in Italia. E dal 6 luglio 2015 perfino a Tel Aviv. Qui, in punta di diritto, l’assocazione Gisha ha impugnato la «Freedom of information application» nei confronti della multiutility israeliana chiedendo il conto delle forniture di acqua alla striscia di Gaza nell’ultimo lustro. Il 2 settembre i manager di Mekorot rispondono all’interrogazione allegando i numeri ufficiali del supply, che si rivela tutt’altro che commerciale. Nel 2008 l’acqua girata a 1,800.000 palestinesi ammontava a 5.148.601 metri cubi, nel 2010 è scesa a 4.930.270, nel 2012 a 4.080.716 mentre nel 2014 il contatore si è fermato a quota 3.898.832. Un vero e proprio assedio per sete che stride con le norme sui diritti umani e con gli accordi internazionali attualmente in vigore. Su tutti gli Interim agreements tra Israele e Autorità palestinese che fissano (articolo 40, Annex III) a un minimo di 5 milioni di metri cubi il fabbisogno dello Stato arabo. Per Mekorot è un problema di domanda dei palestinesi, non di capacità dell’azienda, mentre l’appello al Government activities in the territories israeliano di Gisha viene rigettato ma solo per difetto di competenza dell’ente che non ha giurisdizione in materia di acqua ed energia. In Italia l’unico partito che si è opposto all’accordo con i ladri dell’acqua è il Movimento 5 Stelle. Mentre i democratici di sinistra, soprattutto in versione Per Israele, non sembrano interessati a riaprire il caso. Oggi l’Unione europea ha preso una chiara posizione sulla tutela delle risorse sottratte da Israele nei territori occupati, la lettera sul tavolo di lady Pesc Federica Mogherini è firmata da 16 ministri degli esteri tra cui Paolo Gentiloni. A Bruxelles 73 europarlamentari hanno già chiesto di porre fine alla collaborazione con i complici dell’occupazione. Ma a Roma i democrats resistono. E passano al contrattacco. A partire da Ivo Rossi ex assessore delle giunta Zanonato, candidato sindaco del centrosinistra a Padova, (attualmente tra i collaboratori del senatore Pd Giorgio Santini) che il 12 novembre 2015 twitta: «Quel marchio che offende Israele. L’Italia può e deve intervenire per farlo cancellare» con il link al seguente articolo del giornalista del Corriere Pierluigi Battista. Leggi tutte le uscite: http://www.bioslab.org/category/offline/

Trento, consulenze d’oro e scenari inquietanti

di Sebastiano Canetta e Ernesto Milanesi. Dieci milioni di euro a Deloitte & Touche, multinazionale di consulenza e revisioni. Un intreccio di società, interessi e zone grigie nella Provincia autonoma che spazia dalla Lombardia a Bruxelles, dalla Puglia al Vaticano. E l’inchiesta, avviata dal procuratore Giuseppe Amato con i pm Alessia Silvi e Pasquale Profiti, che ha già iscritto al registro degli indagati sei personalità di Trento Rise in liquidazione. Si tratta del consorzio, creato nel 2010 dalla Fondazione Bruno Kessler e dall’Università. È il “caso Trento”: ha già fatto esplodere il sistema dell’autonomia sussidiaria che il presidente Ugo Rossi ha ereditato da Lorenzo Dellai. E sta scardinando la facciata del modello di auto-governo che occultava l’azione parallela di salotti, accademia, famiglie Vip, banche e diocesi. Continue reading

Com’è finita con CPLConcordia?

di Sebastiano Canetta e Ernesto Milanesi. E’ durato 5 mesi il commissariamento della coop di riferimento della galassia democratica a Modena come a Padova e Ischia. Dal 21 ottobre la coccinella è di nuovo sul mercato, a pieno titolo nella white-list istituzionale delle imprese per bene che rispettano la legge. Ripulita da cima a fondo, con i panni sporchi lavati e la faccia presentabile dopo la caduta dell’interdizione antimafia,Cpl-Concordia rimette in moto business e lavoro. Continue reading