Disposti a perdere tutto per ricominciare

Ci sono momenti nella vita politica dei collettivi auto-organizzati in cui non è più possibile stare fermi. Ci sono momenti in cui bisogna prendere il coraggio a due mani, fare i conti con la propria storia e le proprie certezze e agire delle scelte, per quanto dolorose. Scriviamo questo documento per comunicare ai compagni e le compagne che in questi anni abbiamo incontrato nelle tortuose e complesse strade del conflitto che da oggi il BiosLab non sarà più un soggetto politico organico, ma si trasformerà radicalmente, dando priorità all'autonomia e all'autodeterminazione dei molti progetti che in questi anni hanno fatto vivere gli spazi occupati di Via Brigata Padova 5-7-9.
Proveremo brevemente a restituire la complessità dei processi che ci hanno portato a scegliere di andare in questa direzione, consapevoli tuttavia che non potranno che essere comunicazioni parziali visto che da diversi mesi ci stiamo interrogando su quali strade percorrere, tentando di tenere in considerazione allo stesso tempo le nostre biografie, la storia indomita della nostra esperienza politica e la difficile fase che i movimenti sociali e rivoluzionari stanno attraversando ormai da diversi anni.
È importante dunque ripartire da una riflessione bio-politica che da tempo stiamo affrontando sulla condizione di precarietà e di trasformazione radicale delle nostre esistenze. In molti ricorderanno le molteplici occasioni in cui abbiamo tentato di aprire un ragionamento collettivo sulla necessità di inventare una nuova forma della militanza, che da un lato sapesse mettere a tema come modificare il nostro impegno politico rivoluzionario in relazione alla feroce precarietà in cui le nostre esistenze si ritrovano catapultate; dall'altro come far sì che questo nuovo stile di militanza fosse adeguato alla necessità, oggi più viva che mai, di riaprire spazi radicali per le lotte e per i conflitti sociali. Sappiamo che molt* della nostra generazione di militanti comprendono fino in fondo quel che noi stiamo vivendo: incertezza lavorativa, povertà e nessuna forma di welfare; nomadismo spinto e radicale; necessità di dare priorità ai processi sociali in cui le nostre vite sono coinvolte; profonda incapacità dei nostri processi organizzativi nel dare risposta a bisogni e desideri ormai non più sopprimibili. Queste dinamiche ci hanno convinto del fatto che fosse arrivato il tempo di fermarsi, e, come dicevamo, di mettere in discussione anche le più solide certezze su cui abbiamo appoggiato le nostre vite, chi da qualche anno, chi da un paio di decenni. Ad accelerare l’urgenza di mettere in discussione la nostra struttura organizzativa ed il senso stesso della nostra collettività, è intervenuta poi la consapevolezza che gli sguardi ed i posizionamenti all’interno dei progetti e dei processi - vecchi e nuovi - collettivamente vissuti cominciavano ad essere sempre più lontani e difficilmente compatibili al nostro interno.
Questo è stato il punto di partenza, ma il nostro ragionamento ha messo anche in discussione la nostra capacità di aprire spazi radicali e con una vocazione maggioritaria a partire dal nostro essere soggetto politico. In questo senso, è inutile ribadire che noi non abbiamo aspettato che qualcosa succedesse, che i conflitti magicamente apparissero per le strade della nostra città. Abbiamo sempre rifiutato di essere guide politiche o avanguardie di lotte altrui ma, anzi, abbiamo sempre sentito con forza di essere parte integrante della complessità sociale entro cui si sviluppano le lotte, con tutto il conseguente portato di difficoltà e contraddizioni. Anche da questo punto di vista, dunque, nel momento in cui abbiamo processualmente compreso di non essere più capaci, nelle forme fino a qui praticate, di essere strumento utile allo sviluppo di processi collettivi e soggettivi di trasformazione radicale del reale, abbiamo deciso di fermarci e di mettere in discussione tutte le certezze politiche ed organizzative che fino ad oggi ci hanno accompagnato.
Infine, pensiamo fortemente che nel leggere queste poche righe moltissim* compagni e compagne si ritroveranno, perché quel che è certo, e ce lo diciamo da moltissimo tempo, è che o c’è la disponibilità a mettersi in discussione, a cambiare le forme e i modi con cui le organizzazioni di movimento si relazionano al politico e al sociale, o il futuro che ci attende non potrà che essere legato alla mera riproduzione e sopravvivenza, nella migliore delle ipotesi. Abbiamo provato per lunghi anni a diffondere intorno a noi un nuovo modo di pensare e praticare la politica di movimento, e anche oggi, a partire dal processo rivoluzionario che stiamo intraprendendo, non smetteremo di mettere al centro questa necessità insopprimibile.
Date queste premesse, la scelta che abbiamo messo in campo è quella di rinunciare a quello spazio di elaborazione politica e strategica che per lo meno negli ultimi quattro anni è stato il Laboratorio Bios. Lo facciamo liberando le nostre energie militanti e permettendo ai vari progetti di agire in autonomia, e laddove sia possibile, di produrre in senso inverso processi di ibridazione intersezionali tra le molteplici istanze che oggi vivono e si sviluppano nelle mura del nostro spazio occupato. Ogni progetto avrà la propria autonomia e indipendenza politica, ogni progetto sceglierà le proprie forme di rappresentazione pubblica e le modalità di gestione delle relazioni con altri soggetti politici in città come altrove.
A partire da questa nuova forma organizzativa, gli spazi occupati del BiosLab si trasformeranno in uno spazio aperto ed attraversabile, in grado di raccogliere le infinite esigenze che il rione Palestro e la città presentano, aprendosi alla possibilità che sia il quartiere stesso a sviluppare e costruire nuove forme di mutualismo dal basso, in grado di riconfigurare radicalmente le dinamiche sociali della nostra città. Per fare questo, ci sarà un'assemblea di gestione che farà da raccordo e riferimento per tutto ciò che negli spazi accadrà.
Non è stato semplice agire questa scelta, ma come sempre siamo dispost* a perdere tutto per ricominciare, se la posta in gioco è quella gioia rivoluzionaria che, da sola, riesce a dare un senso alle nostre esistenze.
Per noi, il futuro è qui e comincia adesso.
I compagni e le compagne del Bios Lab
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