Il “Degrado” prende parola – Verso il #29S

assembleaDegradoIeri sera a Padova , nella stessa piazza che mercoledì scorso è stata affollata da centinaia di persone in occasione della Sagra del degrado, è successo qualcosa di molto importante, un passo ulteriore nella direzione della ripresa di parola e della riconquista di diritti da parte di chi vive e attraversa la città. Ieri infatti si è tenuta la prima Assemblea del Degrado, ovvero il primo momento in cui anche chi è escluso dal dibattito pubblico e dai palazzi in cui vengono prese le decisioni, ha potuto dire qualcosa su come da mesi la vivibilità della città sia messa seriamente a rischio. Da quando si è insediato il nuovo sindaco una serie di ordinanze e dichiarazioni particolarmente odiose sono uscite da palazzo Moroni per strisciare sulla carta stampata e riesumare sentimenti beceri e xenofobi. Razzismo, esclusione, chiusura degli spazi, odio verso qualsiasi forma di povertà e marginalità, ma anche verso studenti, precari, disoccupati, tutti quei soggetti ogni giorno sfruttati e in qualche modo eccedenti rispetto al tentativo di normare e governare la città reprimendo le contraddizioni e la complessità.

Quella di ieri ha voluto essere molto più di una protesta contro le ordinanze assurde e razziste che stanno per essere approvate. Le centinaia di persone che hanno partecipato infatti hanno voluto sottolineare la necessità di riprendere parola, di costruire assieme un nuovo modo di vivere la città, non incentrato sul consumo e lo sfruttamento, sull'esclusione e la paura, ma che sia accogliente, e solidale. È stato quindi lanciato un altro appuntamento per mostrare a chi governa in che modo vogliamo cambiare la città. Il 29 settembre, mentre in consiglio comunale si voterà per l'approvazione del nuovo regolamento di polizia urbana, ci ritroveremo tutti nella stessa piazza, ma stavolta attraverseremo Padova portando in giro tutto il nostro degrado con orgoglio, in un “degrado pride”, degradante e rumoroso, che poi torni sotto quei palazzi per rivendicare diritti, spazi, e libertà.

La città è di chi la vive e non di chi cala dall'alto decisioni e nega i diritti.

BiosLab

video dell'assemblea di ElephantRoad:

di seguito il testo del volantino distribuito in piazza:

Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l'uno dall'altro e non vivono soli...

Ci troviamo ancora una volta a constatare che la sensazione di distopia a Padova non delude mai. Ogni mattina ci svegliamo pensando a come far saltare fuori i soldi dell’affitto o per le bollette in scadenza; pensando ai colloqui che ci aspettano per un lavoro precario, sottopagato, degradante. Ci svegliamo e scopriamo che il degrado per chi amministra questa città sono i panni stesi o le biciclette in “disordine” lungo i muri. Qualche volta ci scappa un mezzo sorriso ripensando a quando a casa ci veniva detto di mettere in ordine la nostra stanza, ma è solo un attimo perché basta il tempo di un caffè per capire che quello che è in gioco a Padova è la libertà di vivere la città. Se abbiamo contestato per anni l’idea di una sicurezza fondata su militarizzazione dello spazio pubblico e distruzione della socialità, oggi vediamo all’opera la degenerazione di tutto questo con i paladini dell’ordine che aggrediscono e scacciano gli artisti di strada e i mendicanti, desertificano il centro e sgomberano gli spazi sociali. La criminalizzazione del migrante si accompagna al rifiuto di ogni diversità, costruisce isolamento e solitudine. Oggi, a fronte di un aumento della povertà diffusa, pensiamo sia inaccettabile questo rigurgito di disciplinamento delle condotte che tenta di spostare il focus dell’attenzione dai problemi reali della nostra quotidianità. Padova è ormai una città fortemente compromessa dalla perdita di potere di acquisto dei cittadini, da anni di politiche securitarie fatte a solo scopo elettorale, da una politica immobiliare che permette la presenza di decine di edifici vuoti dando adito alle speculazioni sugli affitti. Ci siamo messi in gioco tante volte, rivendicando il diritto alla città e alla riappropriazione di spazi abbandonati, contestando un’idea di città omologata e triste. Abbiamo proposto e praticato alternative che parlano di diritti, di socialità, di lotte. In queste settimane abbiamo visto crescere l’indignazione della Padova che non ci sta, che rifiuta la paura del diverso e la standardizzazione dei comportamenti. Ogni mattina ci svegliamo e viviamo Padova perché è la città che abbiamo scelto, perché questo è il luogo in cui abbiamo relazioni, impegni e affetti. Non è la Padova dei divieti quella in cui vogliamo vivere, ma una città ricca delle sue differenze che tutti insieme possiamo attraversare ogni giorno, una Padova libera, antirazzista e solidale.

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