Polaroid di un pomeriggio di pioggia

Sono le sei e mezza di un pomeriggio di pioggia, i lampioni sono bassi e ho le scarpe fradice e pesanti ai piedi. Cammino distratto preso dai pensieri di una giornata di metà febbraio. Mi dirigo verso un supermercato del centro, uno dei più grossi. La mia unica preoccupazione al momento sono un paio di birre e tre zucchine per la cena. Dal torpore, un vociare indistinto attira la mia attenzione. Una volante è ferma a pochi passi dall’ingresso del supermercato. Due uomini in divisa sfogliano delle carte, penne alla mano compilano caselle e dati. I dati sono quelli di due uomini sulla quarantina, fermati per un controllo dei documenti. D’un tratto, colgo un rapido scambio di battute:  

“Ho davvero necessità di andare al bagno, la prego, mi allontano solo un paio di minuti!”, a cui l’uomo in divisa risponde incattivito che “è già andato al bagno, non la lascerò certo andare una seconda volta! E’ impossibile dover pisciare due volte in così poco tempo”.
La risposta è supplichevole, venata di rabbia: “ho un tumore al rene di quattro centimetri e ho l’estrema necessità di andare al bagno così spesso!”.
La divisa è sprezzante, indifferente e sicuro della cattiva fede dell’uomo. In bagno, durante il controllo dei documenti, non ci si può andare due volte.
Il pericolo è senza dubbio una rocambolesca fuga dalla finestrella del bagno. L’utilizzo dello scopino come arma tagliente. L’allagamento dell’intera piazza attraverso l’apertura del rubinetto del lavandino. Quale che sia il timore degli uomini in divisa, una cosa è certa: in bagno, durante il controllo dei documenti, due volte non ci si può andare.

La polaroid di questo pomeriggio ha un sottotitolo un po’ scolorito dalla pioggia, ma molto emblematico: se vieni fermato per un controllo dei documenti, meglio per te non avere un tumore al rene di quattro centimetri.

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