Preso Blu – Padova, cronache da una città in ostaggio.

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Ma quanta arroganza si spreca,  per quali mediocri orizzonti, il senso di vaga impotenza, di un giorno di pioggia, al gusto di pioggia, in giorni di pioggia.

In questi giorni nella nostra città è esplosa la campagna elettorale. Verrebbe spontaneo pensare che in questo periodo lo spazio pubblico e politico fosse attraversato da proposte, idee e confronti. E invece no. Campagna elettorale a Padova significa tutt'altro. Significa polizia ovunque, posti di blocco nei quartieri, finanza con i cani antidroga per le strade del centro ogni sera all'orario dell'aperitivo, significa che i giornali e le televisioni locali rispolverano la buona e vecchia sicurezza come perno su cui provare ad ottenere i consensi utili per arrivare a Palazzo Moroni.

Il nuovo prefetto e il nuovo questore qualche giorno fa annunciavano una ancor più numerosa presenza di volanti nel territorio e l'installazione di nuove telecamere, in quanto Padova sarebbe una città "assediata dalle bande". Il punto è lo stesso, da vent'anni: la vivibilità della città è assediata da criminali stranieri e girare per le nostre strade non è sicuro, e lo stato farà di tutto per risolvere questa situazione. I vari candidati sindaco sembrano tutti concordare su questa lettura: c'è chi esplicita e incentiva questa gestione della città, è c'è chi invece vede nella desertificazione della città la responsabilità di questo stato di cose. Ma non c'è nessuno che, in nessun modo, prova a criticare questo assunto, che a noi risulta semplicemente folle. Possibile che nessuno si renda conto che Padova non è in ostaggio di bande di delinquenti stranieri? Possibile che non ci si renda conto che non è vero che Padova è una città insicura? Possibile che nessuno denunci il fatto che da alcune settimane viviamo in dei territori allestiti a campo di guerra? Pensavamo che la drammatica condizione sociale che ogni giorno si aggrava nei nostri territori fosse il punto. Come sempre invece chi specula sulle inquietudine delle persone lo fa senza scrupoli, costruendo e cavalcando le passioni più tristi che possano essere espresse.


 

 

Con quali blindate paure confonde l'amaro tra i denti, l'insipido blu polizia, di un giorno di pioggia, al gusto di pioggia, in giorni di pioggia. Ma sai dirmi dove sei, se ti chiedo dove sei, ti nascondi dove sei.


Per noi si tratta di una grande mistificazione. Siamo convinti che Padova non abbia bisogno di più poliziotti, di più telecamere, di costruire un clima di guerra ad ogni angolo della città. Siamo convinti che Padova non abbia bisogno di una nuova colata di cemento per costruire nuove case quando in città ci sono diverse migliaia di abitazione e spazi abbandonati e lasciati al degrado da tantissimi anni. Siamo convinti che Padova non abbia bisogno di chiudersi in sé stessa e di chiudere le persone ognuna nella propria casa. Crediamo che ci sia bisogno invece di riprenderci in mano le nostre vite, e di rifiutare di vivere soli e impauriti. Non è accettabile che mentre si è avviato a livello nazionale un dibattito sulla cancellazione della legge Fini-Giovanardi, che ha distrutto la vita di decine di migliaia di persone e di famiglie, a Padova si debba avere paura di uscire la sera con due canne in tasca, perché si corre sempre il rischio costante di incontrare i pattuglioni antidroga. Non è accettabile che a mezzanotte la città sia completamente silenziosa e ammutolita e gli studenti vengano costretti ad andare a casa o in un qualche locale iper-costoso, e non perché in questo modo la città viene lasciata nelle mani dei criminali, ma perché i giovani e gli studenti sono il motore della città e devono avere il sacrosanto diritto di vivere secondo i propri desideri. Compito di un amministrazione dovrebbe essere mediare i conflitti e le controversie che in una convivenza vengono inevitabilmente alla luce, e non stigmatizzare e reprimere alcuni comportamenti che non sono lesivi nei confronti di nessuno, ma esprimono un bisogno di una parte fondamentale della cittadinanza.


Il vuoto delle tue certezze tra le tue pareti che ora inchiodano il silenzio tra noi due, disordine interiore ma ordine nel paese prigioni tribunali cellulari o forse chiese, paura della morte, paura della vita, paura che la vita sfuggendo tra le dita, paura che diversa sarebbe anche possibile, paura del diverso, paura del possibile.

 

Sarebbe sufficiente che ognuno di noi confrontasse queste vicende con la propria vita e con quella delle persone con cui condividiamo le nostre relazioni. Pensare a quel che angoscia e preoccupa giovani e meno giovani della nostra città per noi è lontano anni luce dai discorsi di questa campagna elettorale. Viviamo in una città in cui migliaia di laureati sono costretti ad accettare qualsiasi lavoro iper-sfruttato e quanto mai distante dal percorso di studi che hanno scelto, una città in cui sempre di più le persone si sentono sole e impaurite dalla mancanza di qualsivoglia prospettiva, una città in cui dalle dieci di sera in poi le strade sono cupe e deserte. Mentre vediamo centinaia di poliziotti, carabinieri, finanzieri e militari nelle strade, ci tornano alla mente i casi Cucchi, Aldrovandi, Sandri e i troppi altri in cui nel nostro paese le divise hanno ucciso impunemente, e immediatamente ci chiediamo se davvero i padovani, questa categoria meticcia, si senta più sicura a vivere in una città in cui vige un coprifuoco armato, ed armate sono anche le passeggiate pomeridiane nel centro-città. Non sarà che queste dinamiche servano proprio per aumentare la paura della cittadinanza? Non sarà che poi saranno gli stessi che adesso creano il sospetto e l'isolamento a rivendicarsi di aver sconfitto il crimine? E ora di smascherare e denunciare questo trucco di chi vorrebbe governare la città a suon di polizia, telecamere, privatizzazioni, cemento e solitudine.


In quali silenzi riecheggia la rabbia delle tue certezze? Perché non ci provi ad arrenderti a un giorno di pioggia, al gusto di pioggia, in anni di pioggia.

 

Tutto questo sta succedendo in un silenzio assordante. Eppure noi che ci siamo davvero in quelle strade così pericolose, sentiamo che sta per giungere la goccia che farà traboccare il vaso. Cogliamo un'insofferenza diffusa nelle parole, nei casi in cui si innesca la polemica, nella solidarietà tra chi assiste ad un continuo susseguirsi di prevaricazioni ed atteggiamenti arroganti e violenti delle forze dell'ordine. Noi come molti altri non siamo più disposti ad accettare in silenzio la paura che ci viene imposta. E' arrivato il momento di ritornare alla realtà, e di urlare forte in ogni strada e in ogni angolo che oggi c'è bisogno di reddito, di casa, di solidarietà e condivisione, e non di egoismo e solitudine. E' arrivato il momento di incanalare rabbia e frustrazioni verso chi ci sta rubando la vita, rifiutandoci di essere le ennesime pedine di questo sottile gioco dell'inganno e della violenza.

Padova è una città viva, meticcia e impertinente: si tratta, come sempre, di scegliere da che parte stare.

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