Sicurezza in piazza

Padova, una piazza del centro, ore 22, una sera qualunque di questo insulso inverno pre-elettorale. Fa freddo, la nebbia entra nelle ossa, la piazza è deserta. Cerchiamo ristoro ma tutti i bar sono chiusi, lo sono da quando i sindaci PD (che sta per Padova ma anche per  Partito democratico, e non solo..) hanno decretato il coprifuoco per la sicurezza dei cittadini che vivono nel salotto buono della città. C’è aria di solitudine e smarrimento nella piazza che fu abitata anni fa da orde studentesche rumorose e festeggianti. Ma una luce blu nel buio del nulla che digerisce tutto ci mostra che c’è ancora vita in questa desolazione: una volante a fari e motore accesi, piantata nel centro della piazza deserta. 

Un locale, aperto, fioca luce nel buio del deserto cittadino. Due avventori, infreddoliti come noi, bevono una birra. E due sbirri, evidentemente impegnati in una maxi-operazione di polizia contro le bande di immigrati che assaltano le case padovane, chiedono loro i documenti. O forse, afflitti dalla solitudine, cercano a modo loro di fare conoscenza con le uniche anime vive nel raggio di centinaia di metri.
Ci avviciniamo. Prendiamo una Ichnusa. Attacchiamo bottone con il gestore.

22:15. “nelle ultime settimane vengono quasi ogni sera” ci dice. “non so che vogliono, so solo che in piazza non c’è più nessuno e loro mandano via la clientela. Qua non si lavora, non c’è più nessuno!”
“ma perché vengono sempre qua secondo te?”
“perché sono immigrato! Cosa vuoi che trovino? Ormai mi conoscono bene, vengono sempre qua, ho tutto in regola, loro lo sanno, che cosa vogliono?”
“ma magari ci sono delle risse ogni tanto?”
“macché ma non vedi? Chi fa rissa se non c’è nessuno? Vogliono solo rompere i coglioni, scusa la parola”

22:25. Gli sbirri sono ancora dentro alla volante per leggere i documenti e fare il verbale. Ci chiediamo quanto ci voglia a fare un’operazione del genere. Ci dice uno dei due avventori: 
“l’altro cliente non aveva neanche i documenti, è clandestino”
“e allora perché ci mettono così tanto? Che cazzo stanno facendo? ”
“niente, rompono i coglioni e basta, ogni sera fanno il giro”

22:30. Uno dei due sbirri esce e con fare tronfio restituisce il documento a uno dei due. Sembra soddisfatto del suo lavoro. Ci squadra. Due giovani femmine bianche in mezzo a quattro balordi, avrà pensato. Femmine da tutelare. Prima ci hanno anche fatto le foto, pensa, siamo delle star.
Da vero uomo, prima di girare i tacchi e risalire sul suo bolide biancoblu ci regala all’ultimo la sua prova definitiva di virilità, rivolgendosi al gestore: “ci vedremo presto ovviamente… dipende da te”.
Mentre riflettiamo con sgomento sulle sue parole, se ne va. L’altro avventore, quello senza documenti, non fa una piega, e solo ora mi rendo conto che non parla neanche italiano. Il primo avventore spiega:
“lui è senza documenti ma ha meno problemi di chi li ha: che hanno voglia di tenerselo 6 ore in questura? Col cazzo che se lo tengono! mica vogliono stare tutta la notte a rompersi i coglioni con un immigrato in cella! Hanno altro da fare!!”
“sì, andare a rompere le palle a qualcun altro..”, suggeriamo
“ah ah ah, esatto!” ride l’avventore italiano.

Ah la sicurezza. Devo dire che per qualche minuto mi sono sentita meno sola e più sicura, col gestore del locale e i suoi avventori nel cuore della piazza vuota.

*Abbiamo deciso di omettere i dettagli (data e luogo e locale) per evitare qualsiasi tipo di ripercussione a danno delle persone citate nel testo.

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