24.03 – Presentazione de “L’amore ai tempi dello tsunami”

tsunamiore 20.30 - Da tempo è in atto uno tsunami che travolge i modelli tradizionali di coppia, sessualità e ruoli di genere. Anziché attendere la quiete per contare le vittime, le autrici e gli autori di questo volume ne cavalcano le onde, restituendo racconti di esperienze eccentriche, fluide, molteplici e in continuo mutamento.

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25.03 – Rojava Calling. Testimonianze da Kobane e apertura centro di raccolta fondi

rojavacallingore 18.30 - A quasi due mesi dalla liberazione della città di Kobane, accerchiata e assediata per oltre 130 giorni, la situazione umanitaria per il popolo curdo resta ancora emergenziale. Per questo è fondamentale non distogliere lo sguardo dopo la liberazione della città di Kobane e restare sempre attivi nel monitorare, narrare contribuire alla creazione di un nuovo modo di vivere che la popolazione curda sta sperimentando ormai da anni.

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06.05 – Inaugurazione della Queersultoria!

init_queersultoriaUn anno fa, con la prima occupazione del BiosLab in via Palestro, avevamo posto le basi per un percorso di costruzione di uno spazio che al proprio interno avesse anche una specificità strettamente biopolitica, che parlasse quindi di come i nostri corpi, i nostri desideri, le nostre condotte sessuali fossero continuamente sussunte dal capitale e di come si dovesse iniziare a elaborare strategie discorsive e pratiche conflittuali in grado di passare dalla sussunzione alla soggettivazione delle vite e dei corpi.

Con l’editoriale “La crisi logora anche i nostri corpi e le nostre menti” [http://www.bioslab.org/editoriale-la-crisi-logora-anche-i-nostri-corpi-e-le-nostre-menti], avevamo ricostruito quel dibattito politico che

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#iodecidosempre per l’autodeterminazione, il reddito e la libertà di scelta! Manifestazione a Padova

iodecidoIn contemporanea con Roma, Milano, Bologna e molte altre città italiane, anche Padova è stata attraversata oggi pomeriggio da un corteo colorato e rumoroso per rivendicare il diritto all’autodeterminazione.

Dopo un presidio in piazza dei Signori con interventi e volantinaggio per comunicare alla città le ragioni dell’iniziativa, in 200 siamo partiti verso l’ospedale denunciando la realtà di un servizio sanitario in cui il diritto delle donne ad abortire viene quotidianamente ostacolato dall’obiezione di coscienza.

Dopo l’iniziativa di ieri mattina alla sede locale dell’Ordine dei medici, abbiamo voluto riportare in tutta la città lo sdegno per una situazione ormai gravissima. Ma non solo le donne che intendono abortire vedono limitato il loro diritto da obbiettori di coscienza e movimenti pro-life, oggi tutti noi siamo limitati nella nostra autodeterminazione per la mancanza di welfare e reddito che ci permetta di fare scelte davvero libere.

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#iodecido e voi da che parte state? – Occupata la sede dell’ordine dei medici verso l’8 marzo

7marzoNelle ultime settimane ancora una volta i temi delle libertà delle donne e del diritto alla salute sono stati al centro delle mobilitazioni che a Roma e in altre città d'Italia si sono espresse per rivendicare un diritto all'aborto libero e all'autodeterminazione di tutti/e, in continuità con le piazze spagnole che a gran voce respingevano il progetto di legge Gallardòn.

In Italia il diritto alla salute e la libertà di disporre liberamente del proprio corpo sono ogni giorno messi in discussione proprio in quei luoghi in cui dovrebbero essere maggiormente garantiti, quindi gli ospedali pubblici. Infatti sia nel percorso di interruzione di gravidanza che in quello di transizione sessuale il potere medico, che si esprime anche nel controllo normativo dei corpi, si va ad affiancare all'ingerenza della cultura e dei dogmi cattolici, limitando od annullando di fatto la possibilità di scegliere liberamente.

La possibilità per i medici di poter optare per l'obiezione di coscienza, prevista dalla legge 194, ha di fatto determinato lo svuotamento della legge a causa dei tassi elevatissimi di medici obiettori (in Italia circa il 75%). E' evidente come dietro motivazioni di carattere etico e morale che dovrebbero essere alla base della possibilità di obiettare, ci siano in realtà scelte dettate dal funzionamento dell'istituzione medica, la quale isola ed esclude dall'avanzamento di carriera tutti quei medici non obiettori che per di più sono costretti a coprire, in pochissimi, tutte le richieste di Igv.
Il rischio è, che nel giro di qualche anno, non sarà più possibile ricorrere all'aborto legale.

Se così fosse si riaprirebbe uno scenario molto simile a quello degli anni che hanno preceduto la legge 194: le donne con possibilità economiche potranno abortire all’estero o in strutture private, le precarie, disoccupate, immigrate dovranno ricorrere all’aborto clandestino, esponendosi così a rischi di salute e di vita.

La situazione in Veneto è tra le più critiche a livello nazionale. Infatti secondo i dati del ministero della Salute, il Veneto è al secondo posto in Italia per percentuale di ginecologi obiettori (l’80%); la regione con i tempi di attesa più lunghi tra la richiesta di intervento della donna ed il momento in cui lo ottiene e infine la regione che costringe il 13,2% delle residenti a rivolgersi a strutture esterne alla Regione.

Per rendere ancora più difficile l'attuazione della legge che permette alle donne di scegliere di interrompere una gravidanza, la Regione Veneto (nel 2012) ha approvato una legge che promuove e garantisce l’accesso di associazioni fondamentaliste cattoliche (come il Movimento Pro Life) nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie, riconoscendogli la possibilità di intervenire nei percorsi di libera scelta personale.

Oggi siamo qui per denunciare questa situazione e per chiedere a questo istituto, rappresentante e portavoce della categoria dei medici e dei chirurghi, di prendere una posizione chiara rispetto al quadro appena tracciato.

Vogliamo che venga garantito realmente un accesso libero e gratuito all'aborto per tutte; che ci sia la possibilità di poter scegliere fra aborto chirurgico e farmacologico; che ci rispetti l'autonomia decisionale delle donne durante tutto il percorso di gravidanza e infine che venga depatologizzata la condizione trans e che vengano resi gratuiti gli interventi di riassegnazione del sesso.

DEI NOSTRI CORPI, DELLA NOSTRA SALUTE E DELLE NOSTRE VITE, DECIDIAMO NOI!

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BiosLab

#iodecidosempre

(a breve le foto dell'iniziativa...)