Il tempo dell’attesa nel regime dei confini – Cronache di mala-accoglienza nel Veneto leghista

conettaHUBIl 12 luglio scorso, nel centro di prima accoglienza situato nell’Ex base militare di Conetta, in provincia di Venezia, si è verificato l’ennesimo episodio in cui la rabbia e la sofferenza dei richiedenti asilo si è manifestata in maniera chiara. Stando alle cronache locali, un richiedente asilo, nell’atto di compilare dei moduli, sarebbe esploso in un gesto di rabbia, scagliando in aria scartoffie e portatile dell’operatore che lo stava assistendo. Il giorno precedente, sempre a Conetta, un operatore era stato spinto da un ospite alterato, procurandosi delle ferite. É bene ricordarlo fin da subito, non si tratta di casi isolati, ma di episodi ricorrenti in alcuni specifici luoghi dell’accoglienza situati nell’area metropolitana fra Padova e Venezia.

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04.05 – Sconfinamenti – La quotidianità dei confini

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L’Unione Europea, intenta a gestire le politiche migratorie con la garanzia di un trattamento equo dei cittadini dei paesi terzi, incentiva la proliferazione di ogni tipo di confine, fisico e figurato. I dispositivi di controllo diventano sempre più stringenti, autoritari ed escludenti, attraverso retoriche di urgenza, emergenza, crisi, del tutto strumentali. Questi processi si irradiano sino alle dimensioni a noi più prossime, tradotti a livello locale, urbano, personale.
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04.05 – Sconfinamenti – Spazio europeo e confini (in)valicabili

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Partiamo da una constatazione: oggi, più che mai, la definizione di Fortezza Europa è azzeccata. La continua minaccia di sospensione di Shengen; l’accordo che l’unione europea ha siglato, stanziando miliardi di euro, con il dittatore turco per la gestione dei profughi che provengono dall’oriente del mediterraneo; gli assordanti tamburi di guerra che minacciano la Libia anche, e soprattutto, per frenare l’afflusso di uomini e donne dalle coste del nord Africa; per non parlare della riconfigurazione di confini interni all’Europa stessa: il percorso della cosiddetta “Balkan Route” è sempre più segnato da muri, polizie di frontiera e filo spinato; fino alla “Calais Jungle” dove si infrangono e costruiscono i desideri di una vita verso la Gran Bretagna. Questo è lo spazio europeo che siamo costretti ogni giorno a vivere e subire: rifiutarlo è il primo passo per immaginarci un’Europa diversa.

Ne discuteremo con 
Martina Tazzioli, Università di Marsiglia e collettivo Euronomade
Giuseppe Campesi, Università di Bari ed autore di “Polizia della Frontiera”

 

Mercoledì 4 maggio
ore 17.30 @AulaB

Dipartimento SPGI (Via del santo, 28)

Alcune riflessioni sull’esperienza della #OpenBordersCaravan

profughi_sirianiSabato 26 settembre, insieme a tante e tanti provenienti non solo dall’Italia, ma anche dalla Svizzera, Germania, Slovenia e Croazia, abbiamo partecipato alla #OpenBordersCaravan, una carovana europea in sostegno ai migranti che si stanno muovendo lungo la rotta dei Balcani per raggiungere l’Europa, e rivendicare libertà di movimento e apertura di tutte le frontiere.

La carovana ha avuto il suo principale momento organizzativo Sabato mattina, quando circa 200 persone si sono riunite in assemblea al centro sociale Rog di Lubiana, e hanno deciso di partire alla volta di Botovo, un paese al confine tra Croazia e Ungheria. A Botovo, ogni giorno migliaia di migranti provenienti principalmente dalla Siria -dopo aver percorso parte dei Balcani in treno- vengono fatti scendere e costretti a percorrere alcuni chilometri a piedi in mezzo ai boschi fino a Gola, dove si trova un varco fra le recinzioni erette dal governo xenofobo di Orban. Continue reading