22.08 – Pensano di averci sgomberato, ma la vita non si sgombera! #torniamosubito!

sgomberoPubblichiamo a caldo un comunicato che non avremmo mai voluto scrivere. Stamattina la questura di Padova ha sgomberato gli spazi del BiosLab in via Brigata Padova. L’ha fatto di venerdì, in pieno agosto, senza alcun preavviso. Ironia amara, in quest’estate grigia e piovosa la metafora del fulmine a ciel sereno non è adatta a descrivere lo stupore e la rabbia che ci hanno assaliti stamattina quando abbiamo trovato gli spazi svuotati e sigillati.

Una metafora che non funzionerebbe anche perché l’atmosfera di Padova in questi ultimi mesi si è fatta sempre più cupa e  soffocante: la cronistoria dell’impresa liberticida messa in atto dal sindaco Bitonci e dal suo sgherro Saia pervade quotidianamente le cronache locali, in un susseguirsi di operazioni di polizia e ordinanze comunali che nulla fanno rimpiangere del paradigma della tolleranza zero post 11 Settembre 2001.

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Arresti esemplari e perditempo democratici. A Padova va in scena l’inquisizione

arrestoSpacciatore arrestato in piazza, poliziotti insultati dai passanti. Questo è il titolo d'apertura di un breve articolo che il Gazzettino di Padova ospita nella terza pagina dell'edizione cartacea (qui la sintesi online). L'autrice dedica tre mezze colonne alla descrizione “degli attimi di concitazione ieri [ndr 20 Agosto 2014] intorno alle 16 in via Oberdan nel cuore di Padova per l'arresto di uno spacciatore magrhrebino.” L'articolo racconta di un battibecco animato da un passante che avrebbe chiesto spiegazioni su quanto accadeva alle due persone –descritte come poliziotti in borghese–  responsabili di aver inseguito ed atterrato uno spacciatore magrhrebino.
La ricostruzione fatta dalla giornalista si conclude poi con la dichiarazione dell'assessore alla sicurezza Maurizio Saia, il quale si scaglia contro l'eccesso di zelo di alcuni passanti “perditempo democratici” che –a detta sua– cercano di intervenire contro chi si impegna a mantenere l'ordine in città.

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27.03 – Presentazione ACAD Onlus

acadore 18:00 - Negli ultimi anni abbiamo assistito con rabbia ai numerosi episodi di violenza e abuso commessi dai cosiddetti agenti di pubblica sicurezza. Le torture avvenute nel 2001 a Genova (già accertate dalla magistratura) a ridosso delle manifestazioni di contestazione al G8, accompagnate dagli omicidi di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi e Giuseppe Uva –solo per citare i casi più noti– evidenziano nitidamente come polizia e carabinieri siano addestrati all’uso sistematico della violenza come strumento di gestione e controllo non solo di eventi di piazza, ma della quotidianità tout court.

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Vietato sedersi

12/02/2014
ore 14:40
Via VII Febbraio

Un pericolosissimo senza tetto, che pare essere seduto senza fare nulla ma che in realtà nasconde un piano per un attacco terroristico? a giudicare dalla reazione delle forze dell'ordine parrebbe...

 

Facce amiche

Ore 16. Basta, devo fare una pausa, voglio una sigaretta e cinque minuti di re lax. Mi alzo da un tavolo su cui sonnecchio da 4 ore, mi butto addosso l'eskimo e nuoto attraverso l'umidità del pomeriggio invernale alla ricerca di un paio di facce amiche che mi facciano pensare ad altro per un po'. E le trovo, come speravo: sono P. e Q., che, come sono soliti fare, sono passati per un caffè proprio a quest'ora.

Quel che è insolito è però la loro compagnia, che ha un'aria un poco meno amichevole: soldati schierati lungo il marciapiede a braccia conserte e gambe larghe, poliziotti che parlano al telefono, totale due camionette e una volante; ancor più strano, nessun altro su quel marciapiede.

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Polaroid di un pomeriggio di pioggia

Sono le sei e mezza di un pomeriggio di pioggia, i lampioni sono bassi e ho le scarpe fradice e pesanti ai piedi. Cammino distratto preso dai pensieri di una giornata di metà febbraio. Mi dirigo verso un supermercato del centro, uno dei più grossi. La mia unica preoccupazione al momento sono un paio di birre e tre zucchine per la cena. Dal torpore, un vociare indistinto attira la mia attenzione. Una volante è ferma a pochi passi dall’ingresso del supermercato. Due uomini in divisa sfogliano delle carte, penne alla mano compilano caselle e dati. I dati sono quelli di due uomini sulla quarantina, fermati per un controllo dei documenti. D’un tratto, colgo un rapido scambio di battute:  

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