#15M – Nuit Debout

deboutDalle piazze francesi in rivolta, un forte vento sta soffiando verso tutti i paesi europei. Un vento democratico che rifiuta il lavoro malpagato e “flessibile”, la disoccupazione, le politiche di austerità, i continui tagli a welfare e servizi, ma soprattutto che sta ridando coraggio ai tanti e tante che non possono o non vogliono più abbassare la testa, che non si rassegnano. Anche a Padova pensiamo sia il momento di prendere parola, di alzare la testa insieme ad altre centinaia di città che in tutto il mondo si stanno organizzando per fare del 15 Maggio un giorno diverso dagli altri, in cui il sogno di costruire un futuro diverso sia possibile. Ritrovarsi, domenica 15 maggio alle ore 17, sul Liston, nel cuore della città, significa rifiutare le politiche di Austerity europee, il Jobs Act e l'arroganza del governo Renzi. Ritrovarsi poi davanti ai cancelli della Prandina, significa rifiutare la guerra, i confini e il razzismo. Significa anche comunicare al sindaco Bitonci che un'altra Padova, antirazzista e democratica, si sta organizzando per costruire un futuro lontano da lui e dalle sue politiche violente e xenofobe. Contro la precarietà e l'austerity, contro guerra, confini e razzismo, scendiamo in piazza per i diritti di tutti e tutte. #15M #GlobalDebout Continue reading

Il basso, l’alto e l’obliquo

altobassoobliquoIl recente dibattito intorno alle elezioni in Grecia e Spagna, ha avuto l’indubbio merito di far vibrare in noi alcune corde troppo spesso intoccate. A distanza di quasi 4 anni dall’ultimo grande ciclo di mobilitazione ci ritroviamo finalmente a mettere al centro delle nostre discussioni collettive il tema della vittoria, mettendo a verifica, con severità, la potenza innovatrice che le nostre pratiche di lotta sono attualmente in grado di innescare. La sensazione che, nonostante sforzi spesso generosi e intelligenti, si sia più lontani del solito dal fare male al capitale e dal lasciare segni incisivi nella direzione della costruzione del comune, serpeggia in molti collettivi e grazie al recente dibattito è sempre più forte la convinzione che non possano più essere decisioni politiche autoreferenziali e di “sopravvivenza” a poterci soddisfare. Se non ci hanno mai convinto orientamenti iper-difensivi o meramente resistenziali, ancora meno ci convince l’ipotesi di una specie di resa dei movimenti in favore di una pressoché totale delega delle rivendicazioni al piano partitico o meglio a quello verticale come è stato più volte chiamato.

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